Arti Visive Mostre

Nasan Tur @ Galleria Casa Madre, Napoli (NA)

Maria Ponticelli

Nasan Tur è un artista tedesco di origini turche e dal 18 ottobre espone a Napoli presso la Galleria Casa Madre in Piazza dei Martiri. In questa mostra l’artista indaga ed espande il campo semantico relativo alla parola “vedere”. Secondo Nasan Tur l’azione del vedere è il prerequisito che avvia il processo di conoscenza della realtà: conosco perchè vedo, e non si tratta di una semplice azione di impressione dell’immagine nella memoria ma di un vero e proprio processo dinamico di discernimento. Il semplice atto del vedere non è quindi sufficiente a conoscere, Tur vuole infatti che esso sia il motore del dubbio e della ricerca e che conduca quindi ad una personale rappresentazione della realtà, non al fine di determinarne visioni soggettive ma piuttosto allo scopo di maturare una determinata consapevolezza dei fenomeni empirici. Perchè ciò si realizzi è necessario, secondo l’artista tedesco, che l’individuo rinunci ad una serie di sovrastrutture; esse derivano in gran parte dall’universo della comunicazione che condiziona la percezione delle cose, abituandoci ad un torpore cognitivo sollecitato solo dalle informazioni parziali e deviate fornite dai media. La conoscenza quindi, come processo politico e come avamposto dell’autonomia di pensiero, non può nascere intorno a saperi precostituiti, per questo Nasan Tur fa appello alla capacità di sovvertire i significati legati alle immagini slegandone l’associazione. I “woodcuts” che l’artista di origini turche realizza con intagli sul legno rappresentano il capovolgimento dei concetti stessi che vi sono impressi,gli aforismi infatti sono incisi seguendo un’orientamento che va da destra verso sinistra, in una direzione contraria quindi a quella comunemente accettata. La lettura speculare del concetto non è altro che il rifiuto del concetto stesso, “Poverty is Weakness” e “Violence is necessary” sono idee che raggiungono ogni giorno milioni di persone nell’ambiente democratico del web e che pertanto possono avere una forte eco e un pericoloso potenziale nichilista, imprimerle al contrario e con una tecnica i cui tempi contrastano fortemente con quelli della velocità di interconnessione è un vero e proprio atto di rivoluzione. Ma la rivoluzione non è necessariamente una marcia gloriosa e l’artista, consapevole dei limiti ad essa connessi, fa anche qui un’ azione di riflessione: una foto lo ritrae intento a scrivere la parola Revolution su di un grande muro ma essa contiene volutamente degli errori di ortografia che restituiscono al passante un significato recondito e possibile della parola stessa. In una semplice sostituzione di lettere il romantico termine in questione diventa “revollusion”, una possibilità dissacrante che nascosta dietro l’illusione ottica, che forse ci nega di percepire la differenza all’interno della parola, ma che ribalta del tutto l’idea ad essa associata. E nella società postbellica la rivoluzione diventa una vera e propria pratica, nell’era di internet nessuno può esimersi dall’avere un’opinione e dal manifestarla; ecco quindi i “Demo Kits Deluxe”, un vero e proprio kit del manifestante con striscioni e lattine spray pronte all’uso, un vademecum che incoraggia l’iniziativa individuale, in altre parole l’imprescindibile risposta ad un bisogno dei nostri tempi. Sempre sul tema della violenza e del capovolgimento dei termini, l’opera “Agony Fawn Eagle Owl” offre una scena di predazione attraverso l’immagine di due animali imbalsamati dove non è più il debole a subire l’aggressione ma il contrario: un cerbiatto con aria aggressiva attacca un gufo rapace che dispiega le ali in segno di completa sopraffazione. E ancora, una teca contiene un soldatino realizzato nella Germania nazista e raffigurante gli uomini dell’ideologia nazista o di quella fascista. Il soldatino in questione ritrae l’immagine di Mussolini ma mutilato del braccio usato per il saluto romano, una vera e propria immagine di resa chiusa in una miniatura. Una delle opere che suscita maggiore impressione, e che appare per ultima nell’ordine del percorso espositivo, è First Shot. Essa mostra in video alcune persone che hanno volontariamente accettato di farsi riprendere nell’atto di premere per la prima volta il grilletto di una pistola. Il video mostra chiaramente, attraverso la tecnica dello slow motion, le espressioni facciali delle persone coinvolte prima e dopo lo sparo; l’intento è chiaramente quello di rendere visibili le sensazioni associate all’attraversamento di una linea di confine tra la completa estraneità ad un’azione socialmente pericolosa e il senso di perdita dell’innocenza che inevitabilmente ne scaturisce. In definitiva, le immagini per Nasan Tur, non producono significato di per sè ma acquistano un senso solo se connesse ad un individuale processo di elaborazione che ne può sovvertire il senso…un po’ come a rendere giustizia a quella parte del cervello che ribalta l’immagine che si imprime sulla retina.



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