Cultura & Sviluppo

Manifesto per la sostenibilità culturale

Marco Mastrandrea

La riflessione di Monica Amari sull’ideale di una cultura generatrice di economia e coesione sociale

“E se un ministro dell’Economia venisse incriminato per la violazione dei diritti culturali?” E’ il provocatorio sottotitolo ad opera di Monica Amari, docente dell’Università Cattolica di Milano, nel suo libro Manifesto per la sostenibilità culturale edito da Franco Angeli. L’autrice ci introduce in un mondo dove alla cultura sono riconosciuti diritti e finanziamenti adeguati. Sarebbe sorprendente e paradossale vedere un ministro chiamato a difendersi alla Corte di Strasburgo per i tagli alla cultura inseriti nell’ultima finanziaria, quanto ancora più benefico sarebbe non ascoltare più esternazioni infelici come “con la cultura non si mangia”, soprattutto in Italia, dove il patrimonio artistico-culturale è fra i primi al mondo. A partire dal tono polemico riferite alle scorse finanziarie ad opera dell’ex Ministro Tremonti, il testo propone una cultura intesa come generatrice di economia e coesione sociale per il territorio. La presentazione è al Palazzo di Montecitorio in occasione della IV edizione de “Il volume della democrazia”, la rassegna delle novità editoriali nella saggistica politica.

A contribuire alle proposte presenti nel Manifesto per la sostenibilità culturale c’è il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, che compie un’analisi sulla profonda relazione fra la dimensione culturale e quella ambientale. “E’ importante che si producano nuove bellezze artistico-ambientali. In Italia è da tempo che non si produce più bellezza, anzi, non si riesce neppure a salvaguardare quella presente. La cultura è la creatività in essere, un moto dinamico” ribadisce il presidente di Legambiente, che prosegue definendo la cultura uno strumento chiave per uscire dalla crisi: “si deve fare una differenza fra declino e transizione. In questa fase è indispensabile che la cultura sia lo strumento per accompagnare e comprendere la transizione storica che stiamo vivendo.”

Claudia Bodo dell’Associazione Economia per la Cultura si complimenta per la qualità e l’autorevolezza con cui sono espresse le tesi nel libro. La relazione prosegue con criticità: “viviamo in un paese in cui i diritti culturali non sono sufficientemente sviluppati, pare non interessi a nessuno”. Un fenomeno ancora più grave secondo lei è quello della non conoscibilità della spesa destinata alla cultura in Italia. Inoltre, non ci sono adeguati parametri per valutare l’investimento e i risultati raggiunti in termini economico-sociali, ma ci si limita ad analizzare i fondi del Pil destinati al Ministero dei Beni Culturali. La vicepresidente dell’AEC conclude con un’amara sentenza: “l’Articolo 9 della Costituzione italiana è stato tradito”.

Le conclusioni sono affidate all’autore del libro, Monica Amari, che esalta il potenziale della cultura in termini di sviluppo. La docente del corso di “Progettazione Culturale” alla Cattolica di Milano afferma che in Italia i fondi destinati alla cultura sono al minimo storico e lancia una sua proposta: “non mi rivolgo ai governanti italiani ma all’Unione Europea, invito il parlamento europeo astabilire un tetto minimo di fondi da destinare annualmente alla cultura”. E anche a firmare la petizione su www.sostenibilitaculturale.it/ affinché tutti i paesi europei si allineano per stanziare almeno l’1% del Pil annuo ai processi culturali.



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