Arti Performative

Luca Gaeta/Salvatore Rancatore // Altrokesuperman

Renata Savo

Una parabola dedicata a chi ha fatto della propria incapacità un’arte, raccontata dal punto di vista sfaccettato di due attori-supereroi alle prese con la crisi economica

La crisi si fa sentire, per tutti. Mentre decine di categorie professionali si estinguono – in una società sempre più dominata da strumenti tecnologici che senza margini di errore concorrono a sostituirsi alla debole natura umana – in tanti cercano un ripiego per sopravvivere a una crisi non soltanto economica, ma anche e soprattutto esistenziale.

Se volessimo trasporre questa crisi all’interno di un’utopia un po’ fumettistica, in cui tutto il male veniva “un tempo” esorcizzato da coraggiosi dei ex machina, e trovare un’immagine estrema e sintetica di un mestiere che potrebbe essersi visto improvvisamente spogliato di ogni utilità sociale – dei suoi “poteri” –  potremmo avere davanti ai nostri occhi la figura di un Supereroe. Facciamo anche due.

Supertumbp e il suo assistente, infatti, protagonisti di Altrokesuperman, sono due supereroi dall’aspetto esteriore decisamente antieroico, “mandati a casa” e costretti a reinventarsi. Ci si arrangia, allora. Un po’ come tutti. Perché non provarci, per esempio, con il campo dell’animazione alle feste? Compleanni, comunioni, matrimoni, continueranno ad animare il mondo; dopotutto loro indossano un costume da supereroe, chi non proverebbe ammirazione, o almeno simpatia, nei confronti di un supereroe o “ex” tale. No?

Sorprendentemente, i due trasferiscono la crisi sul piano rappresentativo. Ad accogliere lo spettatore aria di festa, sì, ma la festa non è che una maschera dietro cui si cela nostalgia, travolti come siamo dal suono della musica dance anni ’80, l’unica protagonista di una scena ancora vuota – se non ci fossero le stelline ricoperte di glitter argentate pendenti dal “soffitto” – per un tempo appositamente prolungato oltre il necessario, mentre gli spettatori prendono posto nella sala del Teatro dei Conciatori, situato nel quartiere Testaccio di Roma.

Lo spettacolo è tutta una “messinscena”, e il duo lo sottolinea più volte; lo spettacolo, le feste, si basano sulle stesse convenzioni: esibizionismo da un lato e ritrosia dall’altro. Così, i due personaggi incitano il pubblico a partecipare, invitano gli spettatori a salire sul palcoscenico per farsi fotografare con loro, e poi a ballare (soprattutto i balli latinoamericani, la vera “piaga” di certi eventi). Ma i nostri eroi conoscono già le reazioni, l’immobilismo dello spettatore, nonostante fingano di aspettarsi il contrario. E allora giù la maschera, ci si rassegna – apparentemente – al fallimento: senza partecipazione attiva, lo spettacolo, la festa, non possono continuare.

La messa in scena prende un’altra piega, più malinconica, ma anche realistica. Si chiede alla regia di smontare tutto. E’ questo, forse, il momento più interessante, in cui si sovrappongono tre piani rappresentativi: quello di due supereroi che contro ogni aspettativa falliscono nuovamente, il fallimento dei due animatori, e infine quello –  premeditato – di due “attori” che non riescono (si fa per dire) a coinvolgere gli spettatori seduti di fronte.

Qui, proprio davanti alla barriera insormontabile dell’incomunicabilità, sembra di sentire l’eco di Samuel Beckett, del suo «Fallisci ancora, fallisci meglio», che ribalta la prospettiva totalmente pessimistica in una sorta di “pessimismo positivo” da cui, infatti, può ripartire lo spettacolo. In questa energia positiva e nel calore quasi affettivo, tenero, emanato da Supertumbp, risiedono la forza e il messaggio di uno spettacolo ben concepito – scritto da Luca Gaeta e Salvatore Rancatore, quest’ultimo, interprete di Supertumbp – curato finemente anche dal punto di vista sonoro (le musiche originali sono di Fefo Forconi, chitarrista degli Almamegretta, nonché secondo inteprete).


Dettagli

  • Titolo originale: Altrochesuperman

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