Cinema

#CinqueStelle. Un anno in pellicola

Fausto Vernazzani

Il 2013 in pellicola riassunto in cinque buoni motivi a cinque stelle. Selezione di Fausto Vernazzani.

Ogni anno ha un suo perché. Possono essere dei film epocali, la nascita di un nuovo movimento cinematografico o grandi incassi che possono lasciar ben sperare i proprietari delle sale e l’industria tutta. Per l’Italia è stato un anno positivo, non solo per i film usciti ed il loro successo in patria e, soprattutto, all’estero, com’è appunto il caso de La grande bellezza e più in piccolo di film come L’arte della felicità e L’ultimo pastore, ma anche per come le sale cinematografiche stanno adattandosi alla maggior richiesta del pubblico. Quella nicchia di appassionati che a gran voce ha chiesto la distribuzione di titoli stranieri da noi mai visti ha potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo.

5. Movies Inspired, Tucker Film, Teodora. Tre piccolo case di distribuzione ma con l’intento di portare nelle sale un cinema di qualità fino ad oggi troppo raro. Grazie alla Movies Inspired possiamo vantare un catalogo in DVD della completa filmografia di Béla Tarr, abbiamo potuto vedere il grande successo spagnolo Blancanieves e il capolavoro già cult di Leos Carax Holy Motors e il nuovo film di Kim Ki-duk, Moebius. La Tucker ci regala ogni anno nuovi titoli asiatici, e quest’anno Hong Sang-soo è arrivato per la prima volta in Italia con In another country, ma è anche l’Italia a trovar voce con l’ottimo Zoran di Oleotto, Amore Carne di Delbono e il nuovo film della Archibugi, Parole Povere. Alla Teodora il merito nel 2012 di aver portato in sala Amour di Haneke, e quest’anno l’Orso d’Oro Il caso Kerenes, il piccolo successo de Lo sconosciuto del lago. Impossibile rimanere indifferenti ai loro meriti, peccato per un unico grande difetto: Torino, Pordenone, Roma sono le città di base, e a Sud della capitale molto raramente arrivano i loro titoli. In questo, l’unità d’Italia ancora non s’è vista.

4. Il delitto perfetto 3D. E’ stato un grande anno per il cinema in 3D, con l’aiuto dei due amici messicani Guillermo Del Toro (Pacific Rim) e Alfonso Cuaron (Gravity) a portare gli occhialini su un nuovo gradino di apprezzamento. Ma la vera chicca è stata la ri-distribuzione di un capolavoro di Alfred Hitchcock, Il delitto perfetto, proiettato per la prima volta come il regista desiderava fosse fatto all’epoca della sua uscita. Hitchcock anche da morto è stato capace di mostrare al pubblico le prodezze del cinema ed in particolare di una tecnica troppo odiata e senza ancora alcun vero motivo. In un solo punto rientrano anche la crescente tendenza del ritorno dei classici al cinema e delle proiezioni in lingua originale e sottotitolate. Le speranze crescono.

3. Doppio gioco. Shadow Dancer, primo film di finzione di James Marsh, un genio del documentario con alle spalle Project Nim e Man on Wire, è uscito nel Regno Unito nel 2012 tra il plauso della critica, cosa non accaduta anche in Italia. Nelle nostre sale nel 2013, Doppio gioco (titolo italiano) è un dramma storico di spionaggio ambientato a Belfast, Irlanda, nel 1993, quando la lotta tra i servizi segreti britannici e l’IRA era ancora più viva dei giorni nostri. Una grande interpretazione da parte di Andrea Riseborough, protagonista insieme a Clive Owen, per un film dai toni deviati dai tòpoi del genere ed una sequela di scene semplicemente perfette.

2. La vita di Adele. Le giurie di Cannes sono impeccabili: dopo Amour un altro colpo nel segno con La vita di Adele. Con grande sforzo delle due attrici Adèle Exarchopoulos e Léa Seyodux, il regista Abdellatif Kechiche è stato capace di spiare la vita di una ragazza alla ricerca della sua identità, toccandone il corpo e lasciando allo spettatore la rara occasione di percepire l’intimità di un essere umano senza creare imbarazzo. La vita di Adele sono tre ore appassionanti di cinema, dove una storia comune accresce la sua esistenza col potere del mezzo cinematografico. Applauso a Spielberg e alla sua giuria per aver capito quanto valeva l’opera capolavoro di Kechiche.

1. Pardé. Closed Curtains (titolo internazionale) è il secondo film girato da Jafar Panahi da quando il tribunale iraniano ha confermato la sua condanna agli arresti domiciliari e 20 anni lontano dal cinema. Non si è mai fermato, in un modo o nell’altro è riuscito a raggiungere la sua arte, questa volta con l’ausilio di Kambuzia Partovi, col risultato di aver girato uno dei più bei film mai realizzati sulla segregazione. Il dolore di Panahi è palpabile, la sua solitudine diventa presto la nostra solitudine: è un capolavoro senza tempo rimasto ancora tra le quattro mura della Berlinale.



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