Cinema

Un giorno devi andare

Valentina Esposito

Giorgio Diritti inciampa nelle sue stesse buone intenzioni, cercando la Terra e trovando un deludente risultato nella mancanza di una forma completa.

Augusta (Jasmine Trinca) decide di lasciarsi alle spalle un passato di delusioni, da una maternità perduta al difficile rapporto con la madre (Anne Alvaro), per perdersi e ritrovarsi tra gli sconfinati paesaggi naturali del Brasile. Un Brasile di cui coglie il fascino di una natura incontaminata e la dura realtà delle favelas, il cui cuore batte grazie al valore forte dell’essere una comunità, sia nella buona che nella cattiva sorte, contro tutto e tutti.

Affiancata all’inizio da una suora missionaria (Pia Engleberth), Augusta si allontana da quella realtà di missione evangelica a cui non sente di appartenere e dichiara di voler cercare non Dio, ma la Terra: è da qui che inizia il suo viaggio, alla conquista di una religione umana.

Un giorno devi andare di Giorgio Diritti è un film che può spiazzare lo spettatore e confonderlo, quasi quanto l’immenso senso di dispersione provato dalla protagonista, interpretata da un brava ma non sorprendente Jasmine Trinca. Tuttavia sceglierla come personaggio principale è stata una decisione saggia, grazie a quella bellezza tutta naturale e pura che si addice alla personalità di Augusta, alla ricerca di risposte destinate a non arrivare, o quanto meno dalla timida forma mistica.

Le vicissitudini procedono in modo molto lento, scandite dal cuore di lei, dal suo disperato desiderio di esserci per chi combatte ogni giorno contro povertà e miseria, in luoghi tanto affascinanti quanto ostici per  clima e morfologia. E’ questa lentezza in eccesso, protrattasi per buona parte del film, a rompere l’incanto delle iniziali buone intenzioni della trama. Di sicuro non si tratta di un film da alta tensione, ma il procedere dolce e lento deve tuttavia catturare l’attenzione con contenuti efficaci, che ci invitino a restare incollati alla sedia piuttosto che a guardare l’orologio e scoprirsi annoiati o spaesati.

Ci si trova così divisi tra meriti e demeriti. Tra i primi c’è senza ombra di dubbio quello di aver ben dipinto, con tratto anche un po’ documentaristico, quella che è la triste e complicata situazione di chi vive nelle favelas brasiliane e le contraddizioni che avvolgono l’intera nazione. E la fotografia di Roberto Cimatti è senz’altro eloquente, aggiunge un fascino irresistibile che lascia un segno forte nel cuore di chi sa inchinarsi alla grandezza di Madre Natura.

Tuttavia sconfinate e attraenti inquadrature non bastano a salvare una sceneggiatura non convincente che lascia questioni aperte o mal risolte e dal finale deludente non nei contenuti, quanto nella forma incapace di trasmettere tutto il senso profondo del percorso interiore di Augusta, la cui corrispondenza con il paesaggio esteriore più che unirsi si frantuma, abbandonando spettatori e protagonisti a se stessi.


Dettagli

  • Titolo originale: Id.
  • Regia: Giorgio Diritti
  • Fotografia: Roberto Cimatti
  • Musiche: Marco Biscarini, Daniele Furlati
  • Cast: Jasmine Trinca, Anne Alvaro, Pia Engleberth, Sonia Gessner
  • Sceneggiatura: Giorgio Diritti, Fredo Valla, Tania Pedroni

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