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Mercoledì, 29 Marzo 2017 10:51

Non è un paese per giovani: gli irrintracciabili giovani di Giovanni Veronesi

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Giovanni Veronesi prova a raccontare le angosce e le speranze degli italiani emigrati all’estero.

Non è un paese per giovani nasce come trasmissione radiofonica su Radio 2. Giovanni Veronesi, chiamava un italiano trasferitosi all’estero e lasciava che raccontasse la sua vicenda. Da queste miriadi di storie, ormai di tutti i giorni, ne nasce un film dal titolo che inevitabilmente ci fa un po’ pensare al ben più famoso Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen, quasi a suggerirci che sarebbe proprio bello se lo potessimo gridare forte per l’Italia. Eppure non è così.

Sandro (Filippo Scicchitano) sogna di fare lo scrittore, mentre Luciano (Giovanni Anzaldo) in realtà quello che vuole proprio bene non lo sa, ma sa che a Cuba c’è fame di wi-fi, allora quale posto migliore per mettere su un ristorante che faccia all’occorrenza? Si incontrano per caso e la loro angoscia li porta nell’arco di qualche mese a dividere una stanza a Cuba nella speranza e nell’attesa di vedere questo sogno prendere forma. Luciano si perde, scopre di avere troppi debiti con se stesso, Sandro va avanti e inizia a scrivere. Ora una storia da raccontare ce l’ha.

Negli ultimi film di produzione italiana il viaggio alla ricerca di fortuna, spesso non del tutto chiara nelle menti di chi intraprende questo viaggio, basti pensare a Immaturi – Il viaggio di Paolo Genovesi, in cui il spostamento è un tentativo di allontanarsi dalla propria vita per recuperarla con qualche risposta in più al ritorno, o al più recente Questi giorni di Giuseppe Piccioni, in cui una fasulla occasione di lavoro diventa banco di prova per un’amicizia. Il tema del viaggio si è trasformato in una risposta alle angosce esistenziali, inevitabilmente legate all’impossibilità di costruirsi una vita soddisfacente nella propria terra natia.

Un soggetto che pur se con diverse sfumature e necessità ricorre da sempre dalla letteratura al cinema: lasciare la provincia per la città, lasciare una città morta per una più viva e dinamica, capace di offrire opportunità, lasciare una nazione per non implodere insieme al suo disfacimento. Restare o partire? Allontanarsi per un po’ o andarsene per sempre? Ma soprattutto perché farlo? Ancora una volta un film che vuole parlare di una problematica così attuale e sentita, si perde, si frantuma nello sviluppo della narrazione, lascia prevalere il fascino alla ragione. Le distese cubane, la vita che scorre, le partenze e gli arrivi sono il brivido che tiene in vita due giovani confusi e annoiati.

Se a fine film in sala inevitabilmente ci si chiede di quali giovani Veronesi stia parlando, vuol dire che il suo obiettivo di portare alla luce lo specifico disagio di chi deve andar via anche se non vorrebbe, non ha riscosso grande successo. Parliamo di un disagio materiale, connesso alla concreta impossibilità di trovare un lavoro, o di un’angoscia esistenziale? Possiamo parlare di entrambe ma non confonderle, perché i percorsi sono nettamente diversi e raccontarli in maniera confusa non rende giustizia alle storie di nessuno di quegli italiani che sono andati via, e neppure a quelli che sono andati e tornati.

Il grande rischio che corre il regista è di non differenziare adeguatamente quei giovani freschi maturati di Che ne sarà di noi, indecisi sul loro futuro, con dei giovani che le redini della vita le vogliono prendere realmente tra le dita. Eppure risultano terribilmente inconsistenti. Luciano evapora davvero, ma Sandro? Sandro inizia a scrivere, ma quella decantata felicità che insegue all’indomani della partenza, alla fine del film sembra quasi un fievole accontentarsi, un doversi dire che deve andare bene così. Sceglie allora di giocare d’attesa, di prendersi quello che il momento gli sta offrendo per ora.

È una scelta, una strategia saggia e plausibile. Ma non in un film come Non è un paese per giovani che vorrebbe raccontare perché è meglio andarsene piuttosto che restare, non in un film che vuole dire che partire è meglio, ma senza farcene assaporare il senso profondo della scelta. La profonda amarezza è vedere una fotografia così colorata, una leggerezza così accattivante raccontare di personaggi privi di spessore, che non sono né antieroi né eroi.

Informazioni aggiuntive

  • Titolo originale: Non è un paese per giovani
  • Regia: Giovanni Veronesi
  • Anno di Uscita: 2017
  • Genere: Commedia
  • Fotografia: Giovanni Canevari
  • Musiche: Negramaro, Giuliano Sangiorgi
  • Cast: Filippo Scicchitano, Giovanni Anzaldo, Sara Serraiocco, Sergio Rubini, Nino Frassica
  • Sceneggiatura: Ilaria Macchia, Andrea Paolo Massara, Giovanni Veronesi
Letto 132 volte Ultima modifica il Mercoledì, 29 Marzo 2017 11:02
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