Venerdì 28 Aprile 2017
Lunedì, 03 Aprile 2017 13:53

In Sala. La vendetta di un uomo tranquillo

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Esordio alla regia fortunato per lo spagnolo Raúl Arévalo grazie alla storia di una vendetta silenziosa ma implacabile.

Ha trionfato agli ultimi Premi Goya con ben 4 vittorie su 11 candidature La vendetta di un uomo tranquillo (Tarde para la ira), convincente esordio alla regia per Raúl Arévalo, già attore di successo anche al di fuori della Spagna (Gli amanti passeggeri, La isla minima). La star Antonio de la Torre è il protagonista di questo dramma ben costruito, scritto dallo stesso Arévalo insieme a David Pulido, che gioca non tanto sull’elemento sorpresa, quanto su personaggi solidi e su un ritmo narrativo sempre sostenuto.

La storia di José (de la Torre) inizia dopo una premessa fondamentale, la ricostruzione di una rapina dal punto di vista dell’autista di una banda criminale. Subito dopo, vediamo il taciturno José lentamente inserirsi nella quotidianità del bar gestito dai fratelli Juanjo (Raúl Jiménez) e Ana (Ruth Díaz), e avvicinarsi timidamente alla stessa Ana; scopriamo poi che la donna è legata a Curro (Luis Callejo), autista della rapina iniziale appena uscito di prigione dopo otto anni. L’arrivo di Curro dà il via ai piani di José, spinto da forti motivi personali a cercare vendetta per un dolore subito.

Fin qui la prima parte del film, seguita da un angosciante quanto avvincente road movie tra le campagne e le cittadine di periferia dell’altopiano madrileno; è qui che La vendetta di un uomo tranquillo rivela appieno le sue qualità, facendo leva sul rapporto tra José e Curro (se possibile coprotagonista ancor più interessante e forte per caratterizzazione) e sulle motivazioni di José a portare avanti la sua vendetta fino in fondo.

Arévalo dimostra talento nel raccontare i personaggi tanto in scrittura quanto in regia – non a caso porta a casa il Premio Goya al Miglior attore non protagonista (a Manolo Solo, che compare in una sola scena), insieme a quelli al Miglior film, alla Migliore sceneggiatura originale e al Miglior regista esordiente. Bellissima è, ad esempio, la figura di Ana: una madre sola, una donna sensuale ma confusa dal ritorno del compagno, una persona forte ma allo stesso tempo in cerca di protezione. Arévalo non si allontana mai da lei e dagli altri protagonisti, seguendoli nei più piccoli movimenti e stringendo sui loro volti e corpi come a scavare nella loro interiorità.

Completano la messa in scena la fotografia “sangue e polvere” di Arnau Valls Colomer che richiama in qualche modo la serie Narcos, e le incalzanti musiche firmate da Vanessa Garde e Lucio Godoy.

Alla sua presentazione a Venezia, l’anno scorso, La vendetta di un uomo tranquillo vinse anche il Premio Orizzonti per la miglior interpretazione femminile a Ruth Díaz, mentre quest’anno ha continuato a fare incetta di riconoscimenti ai Premi spagnoli CEC e Feroz. Non resta che aspettare future novità da Raúl Arévalo.

 

Letto 65 volte Ultima modifica il Lunedì, 03 Aprile 2017 14:02
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