Arti Performative

Carlo Croccolo // Totò ed io

Maria Ponticelli

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Totò, il comico napoletano che ha divertito e diverte tutt’oggi migliaia di persone con le pellicole girate in ben quarant’anni di carriera, il Nuovo Teatro Sancarluccio intende celebrare il “principe della risata” attraverso i ricordi di Carlo Croccolo, uno degli attori che ha maggiormente collaborato con Totò in quegli anni.

Sono le 21:15 circa quando sul palco della sala del Sancarluccio appare Daniela Cenciotti, attrice di teatro e cinema, la quale invita ad entrare in scena suo marito, Carlo Croccolo. E’ Daniela a chiedere al marito di raccontare qualche aneddoto sulla sua lunga storia di amicizia e collaborazione con Totò, racconti intervallati da reading di poesie del celebre comico, e da canzoni della tradizione napoletana, alcune delle quali scritte anche dall’eclettico artista partenopeo.

Così Croccolo inizia col raccontare della sua esperienza di doppiatore per Totò – “Quando Totò perdeva la vista, io cominciavo a dargli la voce” – nelle scene esterne di alcuni film, mentre per gli interni veniva lasciato l’audio a presa diretta. Ciò è accaduto dal ’57 in poi per quasi tutti i film tranne che per “Uccellacci e uccellini” di Pasolini, e Croccolo aggiunge di non essersi mai sentito in imbarazzo nel doppiarlo ma incoraggiato, al contrario, dall’affetto che provavava per lui.

Riguardo la capacità di improvvisazione del comico napoletano Croccolo spiazza tutti con una risposta che confuta tutte le leggende raccontate intorno ad un Totò che si voleva improvvisasse sul set. “Totò era un gran professionista” racconta, specificando come l’ attore, che veniva dal teatro, avesse conservato la sua professionalità e la capacità quindi di arrivare preparato sulla scena, aggiungendo tuttavia che il comico era solito cambiare il copione riscrivendolo e convocando tutti gli attori in camerino provando più e più volte, dando sfogo quindi alla sua capacità creativa ma senza arrogarsi nessuna licenza di improvvisazione sulla scena.

I racconti di Croccolo, aiutati dalle domande della moglie, lasciano spazio anche ad un certo livello di interazione col pubblico il che fa dello spettacolo un’occasione spontanea di discussione intorno alla figura del grande attore partenopeo. Il tutto è intervallato dalla lettura di aneddoti da parte di due attrici sedute alle estremità del palco e da intermezzi musicali dedicati alla musica partenopea. Con particolare enfasi Croccolo recita alcune poesie di Totò poco note al pubblico come “Ludovico il sarchiapone” – storia di un cavallo consolato da un asino e metafora sulla caducità della vita – ed ancora “Il cimitero delle civiltà”, senza trascurare però di interpretare “La livella”, una delle sue poesie più amate.

Croccolo rivela gli aspetti meno noti della professionalità e della personalità di Totò, come la sua passione per i cani – e in particolare i randagi che recuperava di notte in strada insieme all’attore Francesco Mulè –ma anche episodi relativi al suo incontro col grande comico che, vedendolo per la prima volta, pare abbia esclamato “la faccia da fesso ce l’hai…bisognerà vedere il resto”, come lui ricorda scherzosamente. Ed ancora, il doppiaggio di Totò e di De Sica in “I due marescialli” dove Croccolo finisce col confondere le due voci recitando una battuta di De Sica con il timbro tipico di Totò. Una lunga collaborazione ed una grande stima quella che lega il novantenne attore napoletano al ricordo di Totò per il quale si rammarica non ci sia mai stato un riconoscimento in vita, così come – lamenta Croccolo – non vi è stata un’adeguata distribuzione dei suoi film nelle sale cinematografiche da Roma in sù; tutto questo, aggiunge, ha provocato una grande amarezza in lui.

Il cinquantesimo della scomparsa del “principe della risata” sembra essere l’occasione giusta per passare in rassegna i ricordi di una vita dando risalto alle sfumature delle tante vicende vissute insieme, ma Carlo Croccolo non si ferma quì e fa sapere che sta lavorando ad un libro intitolato “Totò ed io” dove potrà raccogliere questi ed altri episodi non raccontati sulla lunga collaborazione ed amicizia con il comico partenopeo. Termina così questa serata dedicata all’attore emblema della città di Napoli; ma nel momento in cui si sta allontanando dalla scena ed il pubblico sta lasciando la sala, Croccolo torna indietro e chiede a tutti di fermarsi per salutare un altro attore italiano mimetizzatosi tra il pubblico della piccola sala del Sancarluccio.  Si tratta di Paolo Rossi, attore, cantautore e comico italiano che a quel punto viene invitato a salire sul palco ed omaggiato dallo stesso Croccolo e da un applauso del pubblico. Questo gesto sembra allinearsi con lo spirito della serata dimostrando ancora una volta come un grande attore che ha fatto la storia del cinema italiano sia capace di riconoscere ed apprezzare i meriti altrui anche quando ha raggiunto l’apice della carriera e numerosi riconoscimenti a livello internazionale.



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