Venerdì 23 Giugno 2017
Lunedì, 06 Febbraio 2017 14:29

#Focus. Addio, vecchio West. Il Teatro degli Acerbi diretto da Frosini/Timpano

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#Focus. Addio, vecchio West. Il Teatro degli Acerbi diretto da Frosini/Timpano Foto di Piermario Adorno

Ha debuttato il 13 gennaio ad Asti uno spettacolo del Teatro degli Acerbi, scritto da Fabio Fassio e diretto da Daniele Timpano ed Elvira Frosini, sulla scomparsa dell'"ultimo mito dell’occidente imperialista e trionfante": il far west. L'abbiamo visto il giorno seguente la prima, al Teatro Civico Garibaldi di Settimo Torinese

 

 

«Siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda». (John Ford, The Man Who Shot Liberty Valance, 1962)

Qualcuno ricorderà la storia del fordiano The Man Who Shot Liberty Valance: attraverso un lungo flashback, che di fatto coincide con l’intero film, il senatore Stoddard (James Stewart) rivela la verità sul mitico scontro di Shinbone con Liberty Valance.

Chi ha ucciso il fuorilegge, liberando quel lembo di polvere e rocce dalla prepotenza e dall’arbitrio, in realtà non è Stoddard, ma il vecchio cowboy Doniphon (John Wayne). Ottimo pistolero, coraggioso, rude e ancora convinto che occorra raddrizzare i torti con la pistola anziché con i manuali di diritto, Doniphon è l’eroe stanco che conserva i suoi genuini connotati suggerendo la rinuncia al suo stesso mito; è il West che se ne va, col suo deserto trasformato in giardino, con le sue leggi non scritte piegate dall’avvento delle istituzioni.

Fino ad allora, intere generazioni di spettatori avevano cavalcato idealmente con John Wayne, difeso i poveri assieme ai Magnifici sette, lottato per salvare un amico come nel Mucchio selvaggio. I western di Ford, Daves e Hawks erano il racconto di un’epopea artefatta, intessuta di archetipi fortissimi: l’individualismo aspro dei pionieri, la rappresentazione di una realtà manicheamente divisa tra buoni e cattivi, il bene e la giustizia sempre identificati con la civiltà dei bianchi. Fra valli della morte e affollati saloon, fra duelli al sole e cariche di cavalleria, quanta trepidazione per la sorte di quegli impavidi cowboy con stivali a tacco alto, incerata di cotone impregnata di olio di lino e cinturone con Colt Navy nella fondina! Eppure, il pubblico di quegli anni sapeva che si trattava di un gioco infantile, che gli indiani abbattuti sui crinali delle montagne non erano i veri nativi americani annientati dai bianchi, ma figure di una sorta di commedia dell’arte dell’Ovest americano che recitavano una parte. Al termine del film, tutti si sarebbero rialzati per tornare alla vita reale, dall’altra parte dello schermo.

Oggi che di quelle praterie, vere o finte, non c’è quasi più traccia, e che gli sporchi saloon sopravvivono nei parchi a tema per bambini, il caro vecchio West resta il ricordo sbiadito di un immaginario perduto. Almeno è quello che vuole farci credere il Teatro degli Acerbi di Asti (Massimo Barbero, Patrizia Camatel, Dario Cirelli, Fabio Fassio, Elena Romano) col suo ultimo dissacrante spettacolo Wild West Show, diretto da una coppia d’eccezione come i romani Elvira Frosini e Daniele Timpano. «Quando il West era ancora il West» – snocciola la voce caricaturale di Fassio, anche autore dei testi – ci piaceva sognare di poter saltare in sella e di attraversare al galoppo le vaste distese verso l’avventura e l’ignoto; i Jesse James, i Toro Seduto, i David Crockett, le Calamity Jane non erano solo le attrazioni leggendarie di grandiose carovane circensi (il Wild West Show creato da Buffalo Bill nel 1883, con centinaia di figuranti, cavalieri, indiani, bisonti, cavalli), ma gli eroi di quell’ultima «mitologia dell’Occidente imperialista e trionfante» che fu la frontiera americana. Peccato che il West come avevamo imparato ad amarlo, quello in cartapesta e celluloide, non esista più. I cinque avventurieri che sullo sfondo di una scena minimale (solo uno schermo fluorescente a evocare canyon e pianure) inseguono gli stereotipi del cinema western in un’illusoria saga a episodi narrata per inquadrature si agitano forsennatamente con la fissità imperturbabile degli automi. Le ombre rosse, gli assalti alle diligenze, i pony express, i bivacchi intorno al fuoco, le musiche di Morricone, i risvegli in prigione, i duelli, gli scalpi e il piombo caldo: sono tanti gli “incidenti” narrativi da cui questi sgangherati cowboy entrano ed escono senza sosta aprendo infiniti squarci sulla realtà di oggi. «Ci hanno scippato i sogni! Ci hanno tolto il West!» lamentano i cinque (anti)eroi. Ma chi l’ha rubato davvero? Chi ha preso la terra dove i sogni di ogni uomo diventano realtà? Se lo sono portati via i pregiudizi patologici, che l’hanno trasformato in quel territorio di nessuno sempre più simile al nostro presente, dove se ti difendi con la pistola dall’aggressione di un malvivente, o una particolare questione non risulta regolamentata da una delle migliaia di leggi in vigore, la metafora del far west fuori controllo è dietro l’angolo. Il far west l’hanno rubato anche i luoghi comuni sedimentati nel tempo da quando gli italiani hanno cominciato a farsi ipnotizzare dal faccione bianco di John Wayne o dalla mira infallibile di Clint Eastwood: «il West è l’estetica della sporcizia», «i western sono tutti uguali, come le canzoni di Ligabue», «Bud Spencer mi ha rubato il Tempo delle mele».

La mano di Frosini/Timpano sul lavoro efficace ed eversivo del Teatro degli Acerbi si percepisce nella sospensione drammatica che minaccia perennemente l’azione. Aperta resta la contraddizione fra il desiderio di sincerità dei personaggi e la millanteria delle loro azioni; insuperabile l’accozzaglia di citazioni vuote e cialtronesche in cui si ripete la loro ansia di ricerca. Continueranno a inseguire la chimera del West fin tanto che non troveranno il vendicatore Ringo ad attenderli («Bang! Bang!», e uno ad uno cadranno sotto il tiro del suo puntatore laser), fin tanto che non scorgeranno la tomba di John Wayne nel mezzo di un desolato cratere post-nucleare. E quando, disillusi, rilanceranno la sfida al grido di «abbiamo sbagliato a cercare a ovest», si butteranno all’inseguimento dell’altro immaginario esotico per antonomasia, quello dell’Oriente misconosciuto, fra samurai, Tai Chi, Bruce Lee, salsa di soia e “made in PRC”. Resterà però una cavalcata senza fine, perché, come loro, avremo sempre bisogno di inventare nuovi miti.  

Informazioni aggiuntive

  • Titolo originale: Wide West Show
  • Visto il: Sabato, 14 Gennaio 2017
  • Visto al: Teatro Civico Garybaldi, Settimo Torinese
  • Scheda tecnica:

     

    testo di Fabio Fassio 

    con Massimo Barbero, Patrizia Camatel, Dario Cirelli, Fabio Fassio e Elena Romano 

    scene di Francesco Fassone 

    costumi di Roberta Vacchetta 

    luci di Marco Alfieri 

    consulenza musicale di Matteo Ravizza

    regia video di Diego Diaz 

    foto di Piermario Adorno 

    regia di Elvira Frosini e Daniele Timpano 

Letto 576 volte Ultima modifica il Martedì, 14 Marzo 2017 15:23
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