Mercoledì 28 Giugno 2017
Giovedì, 11 Maggio 2017 14:05

#Dialoghi. Luca Trezza e il suo "Lei non è": 'Pietà moderna' nel cuore di Trastevere

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Debutta il 12 maggio il nuovo lavoro di Formiche di vetro Teatro Lei non è. Lo spettacolo, scritto, diretto e interpretato da Luca Trezza - accanto a Francesca Muoio - fondatore dell’Associazione Culturale Formiche di vetro Teatro, andrà in scena il 12, 13 e 14 maggio all’interno dello spazio che dal 2014 è omonima casa dell’associazione stessa, situato in Via dei Vascellari 40, nel cuore del quartiere Trastevere di Roma. Partendo proprio dalle suggestioni giunte dalla città e dal luogo in cui il teatro si colloca, abbiamo parlato con l’autore cercando di avvicinarci e dischiudere alcuni dei nuclei centrali di questa drammaturgia.

Lo spettacolo debutta nel vostro spazio nel cuore di Roma. Quanti stimoli ha fornito proprio la città di Roma nella creazione della pièce?

Direi abbastanza: sicuramente quella sua atmosfera arancione, di ‘Signora tra le rovine’, con un passato pesante, ha condizionato la drammaturgia. Soprattutto il suo mix di monumenti, passato, obelischi agli eroi e bandiere italiane che sventolano sui ministeri.

E anche le mura sfatte dei punti in cui si vedono i murales e le loro incrostazioni... Direi che gli stimoli sono davvero tanti.

E quanti ne ha forniti la figura di Pasolini, la cui immagine che lo ritrae, mentre regge se stesso fra le braccia, percorre molti dei muri “sfatti” di questa città?

L’immagine che mi ha folgorato è stata appunto l’immagine di Pasolini che si teneva in braccio, come forse a dirmi che bisogna fare tutto da soli. Una pietà moderna. La figura della madre nella pietà veniva elusa: è tempo di crescere, in qualche modo.

E poi mi suggeriva anche l’immagine di un altrove dove, magari, dopo essere stati barbaramente uccisi come lo fu Pasolini, ci possa essere un luogo dove riprendersi quelle stesse, proprie, rovine tra le braccia.

Nello spettacolo si parla di tecnologia e modernità, ma anche di memoria: come si legano tra loro questi e gli altri eventuali nuclei tematici?

La tecnologia ormai la fa da padrona. La tecnica, l’Informazione. Il concetto che li lega alla memoria è stato il pensiero che ormai i necrologi si fanno sulle bacheche dei profili social. Noi moriremo e resterà una traccia di noi con la nostra bacheca virtuale, con le nostre immagini, i nostri pensieri, le nostre miserie. Ha dell’inquietante e dello straordinario; il selfie come testimonianza di essere passati di qui. Un’impronta digitale perenne…

“Lei” è soggetto della pièce, di cui si dice che “non è”. Che senso assume questo pronome tramite la negazione dell’essere? In che modo è protagonista della drammaturgia?

Per LEI intendo una Madre, appunto, che non è più dentro una Pietà ad accudire un Figlio. Madre intesa anche come concetto di Patria, di Paese che ti sorregge e ti culla. Diciamo che dobbiamo fare tutto da soli, fra cui crescere. Si spera poi di non farlo dietro i teleschermi, il che renderebbe questa solitudine come un veleno. La memoria a volte può essere vista così se non viene direzionata verso il futuro e verso una riappropriazione di se stessi.

Un concetto un po’ contorto, forse, ma che mi è servito nella formulazione della scrittura e a trovare “cortocircuiti” per la scena.

Lo spettacolo è articolato in tre quadri. Nell’andamento triadico ritroviamo una sorta di crescita, di maturazione di pensiero e dunque un’evoluzione drammaturgica? O i tre quadri sono singolarmente considerabili come unità compiute?

I tre quadri dello spettacolo rappresentano anche tre età diverse. La giovinezza con i suoi sogni, la maturità con i suoi ostacoli e la terza età con un altrove post mortem, un luogo dove i protagonisti si interrogano sul futuro.

Mi è sembrato interessante far porre ai protagonisti domande sul futuro, quando per loro il futuro era oramai finito. Come a dire che c’è sempre un futuro anche quando non c’è. Evviva…

Letto 139 volte Ultima modifica il Martedì, 13 Giugno 2017 13:51
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