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Martedì, 18 Aprile 2017 18:25

Compagnia Orsini // Il prezzo

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Compagnia Orsini // Il prezzo Foto di Marco Caselli

 Per la regia e l’interpretazione di Massimo Popolizio, insieme a un cast di eccellenti attori, l’opera esistenzialista di Arthur Miller, affondo in un tangibile squarcio di umanità

 

Per il terzo principio della dinamica ogni azione si realizza solo grazie alla presenza di una controparte, che seppur uguale si sviluppa, per intensità, in direzione contraria.

Così come nella fisica, la terza legge di Newton può essere una buona chiave di volta per comprendere il comportamento umano e il complesso legame fra i componenti di uno stesso nucleo familiare.

La famiglia Franz - protagonista di Il prezzo di Arthur Miller e dell’omonimo spettacolo diretto da Massimo Popolizio, andato in scena al Teatro Sociale di Cittadella il 21 marzo scorso - è unita da vincoli complessi, parole mai udite, telefonate interrotte e da un numero non ben definito di vecchi mobili stipati in cantina. Complice l’imminente demolizione della vecchia casa di famiglia, Victor Franz (Massimo Popolizio) si trova costretto a decidere il destino di tavoli, comodini, credenze e armadi che un tempo arredavano le stanze della sua giovinezza e che ora giacciono accatastati gli uni sugli altri, coperti da pesanti teli come fossero protagonisti di un’opera di Christo. Quando anche il valore affettivo viene meno, la vendita sembra l’unica soluzione, ma l’arrivo di un arzillo antiquario, con un’offerta per l’intero lotto, apre un varco nel passato della famiglia.

Nel freddo seminterrato dell’elegante palazzina newyorkese Victor si trova faccia a faccia con la scelta a cui è stato messo di fronte dopo la depressione del 1939: lasciare gli studi, entrare in polizia e occuparsi dell’autoritario padre. Scelte assennate e quasi mai rimpiante, nonostante l’evidente insoddisfazione della moglie Esther (Alvia Reale), fino all’arrivo del fratello Walter (Elia Schilton), pronto a mettere in atto un fasullo atto di vendita per guadagnare a sua volta dagli arredi e cogliere il momento per rivelare a Victor una verità da sempre celata. La vita ci divide in due categorie: chi sa sacrificare se stesso per il bene di altri e chi sacrifica gli altri per veder realizzato quello personale. In entrambi i casi c’è un prezzo da pagare, basso o alto che sia, ma sempre accettabile se appare come l’unica possibile via.

Se il sentiero immaginato fin dall’inizio fosse reale, però, se fosse stata l’avidità e l’egoismo ad impedirlo, come vi si potrebbe porre rimedio nel presente? Con la rabbia, con l’indignazione, con il rifiuto? E se ogni reazione, rispetto al passato, fosse solo un altro prezzo da pagare, un altro fardello da sostenere, come rispondere alla propria coscienza?

La risposta, limpida, ridondante e apparentemente semplice arriva dalla vitale, e un po’ sdrucita, figura dell’antiquario che fin dal suo arrivo non vede il valore di ogni singolo oggetto, ma del complesso, così come Victor, anziché dare importanza ai torti subiti, deciderà di vedere la sua vita nella sua interezza, di vedere ciò che è, non ciò che sarebbe potuto diventare, e sentirsene orgoglioso.

La classe non è acqua; la classe è fatta di gesti, sguardi e timbri vocali così limpidi da risplendere anche nel buio dell’ultima battuta. Nel flusso di parole e pensieri, di cui questa pièce è pregna, ognuno dei protagonisti rappresenta una diversa visione dell’esistenza e un differente modo porre rimedio agli ostacoli del fato. Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Alvia Reale ed Elia Schilton incarnano oggi un ideale attorale che sempre più raramente si vede sulla scena; calibrate, nell’alternare mutevoli dinamiche, le loro interpretazioni non lasciano respiro allo spettatore, che sente sulla pelle l’umidità della cantina mentre vive la controllata collera di Victor, l’imbarazzo e la frustrazione di Esther, la ritrovata vitalità di Gregory Solomon e mal tollera il disarmante cinismo di Walter.

Il regista e interprete Massimo Popolizio misura gli spazi, scandisce i respiri e soppesa i sospiri; il notevole equilibrio scenico e l’intima ambientazione de Il prezzo si realizzano, per contrasto, grazie al voyeurismo in cui ciascun spettatore sembra cadere, incapace di distogliere lo sguardo da questo tangibile squarcio di umanità.

Informazioni aggiuntive

  • Titolo originale: Il prezzo
  • Visto il: Martedì, 21 Marzo 2017
  • Visto al: Teatro Sociale, Cittadella (PD)
  • Scheda tecnica:

     

     

     

    di Arthur Miller

     

    con Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Alvia Reale, Elia Schilton

     

    regia di Massimo Popolizio

     

    direzione artistica di Umberto Orsini

     

    scene di Maurizio Balò

     

    costumi di Gianluca Sbicca

     

    luci di Pasquale Mari

     

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