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Mercoledì, 12 Aprile 2017 16:20

bologninicosta // ST(r)AGE

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Andato in scena al Nuovo Cinema Palazzo che lo ha coprodotto, il progetto del giovanissimo duo composto da Sofia Bolognini e Dario Costa sul tema dell’instabilità lavorativa nel mondo dello spettacolo

 

Quanto è centrale oggi la discussione sull’instabilità lavorativa dei giovani? Quanto lo è in riferimento al mondo dello spettacolo, in cui le difficoltà di portare la propria voce e di trovare il proprio spazio non sono minori che in altri settori della nostra società?

La discussione sull’argomento, specialmente in riferimento al contesto dell’arte e dello spettacolo, è ormai così ampia e urgente da essere diventata quotidiana, rischiando, però, anche la perdita di senso, di priorità e di obiettivi.

Per i più stanchi, la prospettiva di una resa finale, di una totale distruzione del problema, sotto forma di auto-annientamento, è certo uno dei possibili pensieri che seguono il riconoscimento della vacuità della discussione, dell’inconsistenza delle soluzioni o dell’impossibilità reale dell’azione.

Fortunatamente, però, nel suo senso, ottimistico, di finzione e nella sua originaria dimensione catartica, può accadere che il teatro dica ancora qualcosa, persino simulando questo possibile auto-annientamento; che lo faccia proprio attraverso la voce dei giovani, poi, è indice di grande speranza. Distruzione del teatro, dunque, e sua scomparsa dalla faccia della terra per auto-annientamento tramite la stessa espressione teatrale, ovvero, con uno spettacolo: è lo scenario cui si assiste in ST(r)AGE di bologninicosta, andato in scena il 30 e il 31 marzo al Nuovo Cinema Palazzo.

Coprodotto dallo spazio romano, questo è l’ultimo progetto del giovanissimo duo composto da Sofia Bolognini e Dario Costa: uno degli esiti del Percorso Tematico Esplorativo CANTIERI INCIVILI, che rappresenta una loro proposta attiva di ricerca sociale proprio sul tema dell’instabilità lavorativa nel mondo dello spettacolo.

Una strage annunciata, grottescamente pianificata dai suoi quattro protagonisti schierati di fronte alla platea, attende lo spettatore al suo ingresso in sala, mentre voci e volti al video proiettati nell’anticamera si alternano raccontando la propria esperienza di “instabili” giovani lavoratori.

Riempita la sala, si può dare, finalmente, avvio a questo show sanguinario e definitivo. Quattro gli artefici della strage: la Celebrità (Aurora Di Gioia), la Regista Maicontenta (Giorgia Narcisi), l’Attore Cane (Daniele Tagliaferri) e l’Emergente (Andrea Zatti).

Quattro tipologie umane estreme ed estremizzate che dichiarano morte all’arte e al teatro compiendo un suicidio di massa, quale ultimo spettacolo del mondo, finendo prima, però, di rendere la loro esistenza, le loro persone, ancor più vuote e abiette. In scena infatti i protagonisti incarnano, etichettandoli, tutti i cliché dei propri ruoli e concepiscono il teatro in ultima istanza come cieca teatralità e banale esposizione del sé.

Ma, a strage compiuta, che cosa accade? “The show must go on”, avrebbe detto qualcuno, ed effettivamente ciò che segue al folle gesto finale è un nuovo incontro. Trascorsi degli anni, il luogo che era stato teatro di distruzione e una nuova umanità s’incontrano, tra quelle che sono le macerie e le armi lasciate dal tremendo spettacolo finale.

Il luogo della strage è ora rifugio per altri quattro “tipi umani” (la Timorata, Tuttafretta, il Fallito e lo Scarto), i quali, dapprima forzati nella condivisione dello spazio, finiscono per far ipotizzare una rinnovata speranza e una possibile vita per se stessi e, soprattutto, per la comunità, i cui ideali erano andati perduti.

Lo spettatore, coinvolto dalla carica detonante della performance, assiste attonito al susseguirsi di momenti di crisi, distruzione, rinascita, speranza, rischiando, forse, di perdersi in alcuni passaggi che risultano meno fluidi e organici di altri. Tuttavia, quello che avviene dopo aver assistito a ST(r)AGE è una sorta di necessaria elaborazione secondaria del sogno. Viene da sé, infatti, il tentativo di dare ordine nel racconto della moltitudine di input trasmessi dalla pièce.

Da un lato rimane la sinossi cronologicamente orientata: la strage annunciata e compiuta, e il futuro post-apocalittico con una nuova umanità, che deve ritrovarsi, e con speranza sembra riuscirci; dall’altro lato, rimane la forma visiva e tutto ciò che di concettuale vi è dietro: l’andamento scenico a piccoli quadri, finemente intervallati da una colonna sonora originale (composta da Dario Costa) e l’esplosività di alcuni movimenti dei protagonisti, denotano una grande capacità attorale e una grande assunzione di fiducia degli attori nei confronti del lavoro registico (di Sofia Bolognini).

La drammaturgia di Sofia Bolognini, inoltre, risulta intrisa del pensiero baumiano, conscia dei risultati degli studi sociologici direttamente condotti dagli artisti sul tema dell’instabilità lavorativa, che hanno coinvolto non solo scrittura e interpretazione, ma anche indagine metodologica, dialogo, fra tutte le parti coinvolte.

Il lavoro compiuto cui si assiste è, in definitiva, un ottimo risultato, compimento di un desiderio latente che appare fondamentale: il desiderio di vivere l’arte con il pensiero, facendone il suo motore per una creazione artistica di nuovo consapevole e responsabile.

Tornando un po’ indietro, dunque, non poche sono ancora le iniziative possibili, molti gli spazi e, soprattutto, numerosi gli individui che rendono questo mondo ancora degno della nostra speranza e fanno sì che l’arte teatrale possa essere ancora quel luogo comunitario per eccellenza, mantenendo il senso delle sue primissime origini.

È ciò che è successo a CANTIERI INCIVILI e a bologninicosta, che hanno trovato una casa e della materia su cui lavorare - e non casualmente, forse - proprio al Nuovo Cinema Palazzo, il quale, tramite il progetto ContraBBando, ha messo a disposizione i propri spazi per le residenze artistiche, proponendo l’esperienza come strumento di partecipazione attiva e di produzione culturale.

Un progetto ampio e in fieri, dunque, quello targato bologninicosta, di cui, appunto, anche il luogo, che ne ha ospitato la maturazione e il debutto di questa prima forma spettacolare completa che è ST(r)AGE, conferma la peculiarità.

Un dettaglio che testimonia ancor di più la volontà di recuperare, insieme al significato esistenziale ed essenziale del teatro e dell’arte, anche un suo luogo, uno spazio che non sia solo d’appoggio, ma anche direttamente costitutivo della genesi di un progetto artistico.

Nella comunione di intenti, seppur nella diversità delle singole necessità, è germogliato qualcosa, di cui ST(r)AGE rappresenta solo un primo passo di molti che ne occorrono, con la speranza che si possa tornare verso un’idea di cultura più collettiva e, soprattutto, edificante dell’essenza stessa della comunità.

Informazioni aggiuntive

  • Titolo originale: ST(r)AGE
  • Visto il: Giovedì, 30 Marzo 2017
  • Visto al: Nuovo Cinema Palazzo, Roma
  • Scheda tecnica:

    Cast

     Celebrità / Timorata: Aurora Di Gioia

    Regista Maicontenta / Tuttafretta: Giorgia Narcisi

     

    Attore Cane / Fallito: Daniele Tagliaferri

     

    Emergente / Scarto: Andrea Zatti

     

     

    Drammaturgia Sofia Bolognini 

     

    Musiche originali Dario Costa

     

    Regia Sofia Bolognini

     

    Assistente alla regia Dario Costa 

     

    Ricerca Sociale Daniele Panaroni

     

    Media Partner Edoardo Borzi, Cesare D’arco (Theatron 2.0)

     

    Operatori Video Lorenzo Peyrone, Michele Galella, Giovanni Peyrone 

     (Smoking Duis)

     

     

    Coproduzione Nuovo Cinema Palazzo _ContraBBando

     

     

     

Letto 205 volte Ultima modifica il Mercoledì, 12 Aprile 2017 16:41
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